LEUCEMIE,NUOVE PROSPETTIVE DAL SANGUE CORDONALE PER IL TRAPIANTO DI CELLULE STAMINALI
Uno studio ha valutato un prodotto sperimentale ottenuto ampliando in laboratorio cellule provenienti da più unità di sangue cordonale. Ecco come è andata
Quasi il 100% di sopravvivenza a un anno dal trapianto e nessuna forma grave, acuta o cronica sviluppata di malattia del trapianto contro l’ospite. Sono i risultati di uno studio clinico pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, che apre una prospettiva di ricerca sull’impiego del sangue cordonale nel trattamento di alcune malattie del sangue, tra cui leucemie e sindromi mielodisplastiche.
La sperimentazione ha coinvolto 28 pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche da sangue cordonale. Alla singola unità destinata al trapianto è stato affiancato un prodotto sperimentale, chiamato dilanubicel, ottenuto isolando cellule staminali e progenitrici da sei-otto unità di sangue cordonale e moltiplicandole in laboratorio prima dell’infusione. Il razionale nasce da uno dei limiti di questa procedura: una singola unità di sangue cordonale può contenere un numero di cellule staminali insufficiente a garantire una ripresa ematologica rapida. Il recupero dopo il trapianto può quindi richiedere tempo, con conseguente aumento della vulnerabilità del paziente alle complicanze. L’aggiunta di cellule provenienti da più unità, preparate per favorirne l’espansione, punta a sostenere questa fase iniziale.
Secondo i risultati, le cellule aggiuntive hanno contribuito al recupero precoce del sistema immunitario. Non si sono però mantenute stabilmente nel tempo: il loro ruolo è stato quello di offrire un supporto nella fase iniziale, mentre l’attecchimento a lungo termine è affidato alle cellule dell’unità cordonale trapiantata.
I dati sono incoraggianti, ma vanno letti tenendo conto delle dimensioni dello studio e della sua natura sperimentale. La ricerca è stata condotta in un unico centro e su un gruppo ristretto di pazienti: saranno necessari studi più ampi per confermare i risultati e chiarire quale possa essere il posto di questo approccio nella pratica clinica.
Il lavoro si inserisce nel percorso di ricerca che studia come valorizzare le cellule staminali del sangue cordonale, già utilizzate in specifici trapianti per alcune patologie ematologiche. Si tratta di una forma di donazione distinta dalla donazione di sangue intero o plasma: il suo contributo terapeutico dipende dalle cellule contenute nel sangue del cordone ombelicale e dalle procedure con cui vengono raccolte, conservate e utilizzate.
